p 117 .

Paragrafo 5 . L'espansione dell'impero ottomano.

     
L'Europa  cristiana  aveva  ormai  perso  lo  spirito  della  crociata
religiosa:  i  poteri che ne avevano coordinato  le  fasi,  papato  ed
impero,  si  erano ridimensionati, e gli stati cristiani  combattevano
fra  loro.  Nel  mondo islamico invece si accese  una  nuova  fiammata
anticristiana, che invert il processo precedente.
     
     p 118 .
     
     Gli  iniziatori  di questo processo furono gli esponenti  di  una
dinastia  appartenente  alla trib turca  degli  Oghz,  quella  degli
Osmanli  o  Ottomani  (da  Osman o Othman, il suo  fondatore).  Questa
reggeva nei primi anni del Trecento uno dei tanti principati in cui si
era  suddiviso  l'impero dei Selgiuchidi dopo la dominazione  mongola,
posto  ai confini con i residui territori dell'impero bizantino  (vedi
capitolo Quattro, paragrafo 3).
     Sorretti  da un forte fanatismo religioso e guerriero  e  da  una
particolare capacit politica, che li portava ad alternare vantaggiose
combinazioni  matrimoniali con mirate alleanze politiche e  vittoriose
campagne  militari,  i discendenti di Osman, nel corso  del  Trecento,
erano  riusciti  a  porre  sotto il proprio dominio  tutta  l'Anatolia
(l'odierna   Turchia)  ed  erano  penetrati  nei  Balcani,   vanamente
contrastati dai bizantini, dai serbi e dagli altri popoli slavi.
     Agli  inizi  del  Quattrocento,  quando  gi  si  accingevano   a
conquistare
     
     [Cartina    non    riportata:   L'avanzata    ottomana    (secoli
quattordicesimo-quindicesimo)].
     
     p 119 .
     
     Costantinopoli, rimasta isolata all'interno dei loro  domini,  la
loro  avanzata fu arrestata da Tamerlano (Timur Lang, Timur lo Zoppo),
capo  di una trib nomade del Turkestan che, rivendicando una presunta
discendenza  da  Gengis Khan, aveva formato un vasto impero  in  Asia,
avviando una poderosa politica espansionistica.
     Superata  la crisi seguita alla sconfitta ad opera di  Tamerlano,
gli  Ottomani ripresero l'offensiva e, con il sultano Maometto secondo
il  Conquistatore (1451-1481), nel 1453 conquistarono  Costantinopoli,
ultima   roccaforte  dell'impero  bizantino,  suscitando  spavento   e
indignazione in Occidente.
     Attraversato  da  tempo  da  una  profonda  crisi   politica   ed
economica  ed in grave contrasto religioso con l'Occidente  cattolico,
che  lo  aveva  occupato  e  ridotto ad  un  modesto  regno,  l'impero
bizantino  finiva cos la sua esistenza e veniva inglobato dall'impero
turco, che provvide ad islamizzare e ricolonizzare la grande metropoli
decaduta, facendone la propria capitale con il nome di Istanbul.
     Nei  decenni  successivi Maometto secondo continu  l'implacabile
avanzata, sottomettendo la Grecia, la Serbia, l'Albania e la Bosnia, e
contendendo a veneziani, genovesi e catalani le isole, le  coste  e  i
porti  che le principali potenze marinare europee possedevano nel  mar
Mediterraneo e nel mar Nero.
     In  questo  modo, monopolizzando risorse e scali commerciali  una
volta  aperti  ai mercanti europei dalla pax mongolica (vedi  capitolo
Sette,  paragrafo 4), i turchi frenarono e rallentarono  il  commercio
nel   Mediterraneo,  rendendo  necessaria  la  ricerca  di   itinerari
alternativi  per  accedere  alle  ricchezze  dell'Oriente.   La   loro
espansione proseguir nel secolo sedicesimo, e porter alla formazione
di  un vasto e potente impero, proteso in Asia, Europa ed Africa,  che
si disgregher completamente soltanto dopo la prima guerra mondiale.
     Il  successo  e  la durata secolare della potenza  turca  guidata
dagli  Ottomani  si  fond su una molteplicit  di  fattori  politici,
religiosi e militari.
     Al  comando supremo del sultano, che in Occidente veniva chiamato
"Gran turco", e la cui successione provocava generalmente intrighi  ed
assassinii, sottostava una fitta rete di funzionari ben preparati, dal
"gran visir" ai governatori locali, i bey.
     Il  governo  accentrato  del sultano affondava  le  radici  nella
lunga  tradizione  del  dispotismo  orientale,  soprattutto  arabo   e
bizantino; a questa secolare esperienza si improntava la compattezza e
la disciplina di tutto l'organismo.
     I  rapporti  con  le  popolazioni sottomesse  ricalcavano  quelli
applicati  in  secoli di civilt islamica, ed erano caratterizzati  da
una  certa tolleranza religiosa, accordata in cambio del pagamento  di
una  tassa;  tale  tributo spesso veniva preferito  dalle  popolazioni
conquistate,  invece  della  politica  persecutoria  praticata   dalle
autorit religiose cristiane verso eretici e dissenzienti.
     La  potenza militare, oltre a servirsi delle aggressive, motivate
e  ben  armate  truppe turche, in passato mercenarie degli  arabi,  si
giovava  in  particolare di un corpo speciale di fanteria, quello  dei
"giannizzeri"  (yeni ceri, nuova truppa), reclutati  tra  i  cristiani
convertiti e formati con un particolare addestramento; la forza navale
trasse  invece  mezzi ed esperienza dalla decaduta civilt  bizantina,
gi padrona dei mari.
